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mercoledì 16 settembre 2026

Dalla pietra all’uomo: quando il cantiere divenne simbolo

   

Dalla pietra all’uomo:

quando il cantiere divenne simbolo

La Massoneria moderna non si può comprendere pienamente senza soffermarsi sulla trasformazione che portò dalla muratoria operativa alla muratoria speculativa. Il passaggio non fu semplicemente il cambiamento di un mestiere: gli strumenti del muratore entrarono in un nuovo linguaggio simbolico e il cantiere divenne progressivamente la rappresentazione dell’uomo chiamato a costruire se stesso.

Nelle logge cominciarono, infatti, a essere accolti uomini che non esercitavano l’arte della costruzione: nobili, ecclesiastici, medici, matematici, scienziati, filosofi e uomini di cultura. La pietra, il cantiere e gli strumenti del mestiere cessarono così di indicare soltanto una realtà materiale e assunsero un significato morale e iniziatico. Il lavoro sulla pietra diventò immagine del lavoro interiore attraverso il quale l’individuo dovrebbe correggere i propri difetti e dare una forma ordinata alla propria esistenza.

Tra i simboli più conosciuti vi sono la squadra e il compasso. La squadra richiama la rettitudine: ciò che viene costruito deve rispettare una misura e poggiare su fondamenta solide. Trasposta sul piano morale, essa diventa l’invito ad agire secondo una regola, a esaminare le proprie azioni e a ricercare coerenza tra ciò che si pensa e ciò che si fa. Il compasso richiama invece la misura, il limite e la capacità di contenere ciò che rischia di diventare disordine. Passioni, desideri e ambizioni dovrebbero essere ricondotti entro confini che l'uomo sappia governare.

Non è casuale, dunque, che squadra e compasso siano diventati l’emblema più riconoscibile della Massoneria: insieme esprimono l’idea di una costruzione regolata dalla misura e dalla rettitudine. Il grembiule, invece, conserva più direttamente la memoria dell’artigiano. Nato come protezione durante il lavoro della pietra, nella tradizione massonica assume un valore simbolico: ricorda che l’uomo deve impegnarsi nel proprio perfezionamento e che nessuna costruzione interiore può dirsi conclusa.

Questa simbologia contiene certamente un richiamo alla disciplina personale, al dominio di sé e alla responsabilità delle proprie azioni. Ma proprio qui emerge una questione importante per il cristiano. La Chiesa cattolica non giudica la Massoneria soltanto sulla base dei suoi simboli o delle qualità morali che essa può richiamare, bensì considera anche i principi filosofici e la concezione dell’uomo sottesa all’appartenenza massonica.

Per la fede cristiana, infatti, l’uomo non è semplicemente colui che si costruisce attraverso un percorso di perfezionamento interiore. È una creatura che riceve da Dio la propria dignità e che ha bisogno della grazia. La salvezza non è il risultato di una conoscenza riservata agli iniziati né della sola opera dell’uomo: ha il suo centro nella persona di Gesù Cristo, morto e risorto. «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6).

Per questo, anche quando squadra, compasso e grembiule vengono interpretati come immagini di rettitudine, misura e lavoro su se stessi, il cattolico non può fermarsi alla bellezza del simbolo. Deve domandarsi quale concezione della verità, della salvezza e del rapporto tra l’uomo e Dio sia realmente proposta dall’istituzione alla quale eventualmente aderisce. Ed è proprio su questo piano, più profondo dei simboli, che la Chiesa cattolica ha espresso il proprio giudizio di incompatibilità tra appartenenza massonica e fede cattolica. (Carlo Silvano)

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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento alla libreria Feltrinelli: Libri di Carlo Silvano 

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