luogo di confronto e di discussione; un laboratorio in piena attività dove uomini di diverse opinioni politiche e religiose si confrontano per una crescita spirituale reciproca che è in continuo divenire. Questo anche affrontando i più disparati temi, dall’esoterismo al sociale (tranne la politica e la religione), con un’analisi assolutamente “laica” (termine che per noi significa, essenzialmente, libera da qualsiasi pregiudizio) della realtà. Al di là dei soliti luoghi comuni che si possono ancora avere sulla Massoneria, non si aderisce ad una loggia del Grande Oriente d’Italia per trovare un sostegno politico-elettorale o per essere favoriti nella carriera professionale. Personalmente cercare o fare favoritismi, danneggiando gli altri, va contro i miei princìpi morali – sia di uomo che di massone –, e devo dire che in Massoneria ho incontrato tantissime persone che la pensano come me".
venerdì 28 novembre 2008
Chi abbraccia la massoneria?
luogo di confronto e di discussione; un laboratorio in piena attività dove uomini di diverse opinioni politiche e religiose si confrontano per una crescita spirituale reciproca che è in continuo divenire. Questo anche affrontando i più disparati temi, dall’esoterismo al sociale (tranne la politica e la religione), con un’analisi assolutamente “laica” (termine che per noi significa, essenzialmente, libera da qualsiasi pregiudizio) della realtà. Al di là dei soliti luoghi comuni che si possono ancora avere sulla Massoneria, non si aderisce ad una loggia del Grande Oriente d’Italia per trovare un sostegno politico-elettorale o per essere favoriti nella carriera professionale. Personalmente cercare o fare favoritismi, danneggiando gli altri, va contro i miei princìpi morali – sia di uomo che di massone –, e devo dire che in Massoneria ho incontrato tantissime persone che la pensano come me".
lunedì 24 novembre 2008
Intervento dell'avv. Giovanni Formicola
Carlo Silvano è uno studioso e un ricercatore attento e scrupoloso. Di lui ricordo, in modo particolare, una ricerca sulla piaga dell’usura (1) – fronte che lo ha visto anche attivo nella collaborazione con associazioni che assistono legalmente le vittime di tale turpe commercio di danaro e di false speranze per disperati –, e una sui rapporti tra cristiani e musulmani muovendo da un’esperienza specifica (2). Ma Carlo Silvano è anche un cattolico «impegnato» – come si dice oggi, con brutto termine, cui personalmente preferirei «militante» –, che ho avuto il piacere (non ricorro allo spagnolesco «onore», ma è implicito) di conoscere proprio quale promotore di incontri, convegni, seminari e iniziative di vario segno per animare e formare culturalmente un’area cattolica, quella della provincia di Napoli, un po’ apatica e sonnolenta, almeno in quegli anni, ormai non più troppo recenti. Per questo la sua ricerca sulla Massoneria trevigiana, attraverso le interviste a tre suoi esponenti di spicco, potrebbe sembrare troppo value-free, «priva di giudizio di valore»(3), e quindi corriva nei confronti dell’oggetto della sua indagine, come lui stesso sostanzialmente confessa di temere nella sua «conclusione». In realtà, si tratta di un atto di coraggio. Infatti, se è vero che la sequenza ordinata della condotta umana è ben sintetizzata nella classica formula «conoscere, capire, giudicare, agire», che costituisce un autentico paradigma prescrittivo, è pur vero che sempre più spesso vengono trascurati i primi due passi – o vengono compiuti con superficiale fretta –, e perciò giudicare viene surrogato dal pre-giudizio che rende cieco e inefficace l’eventuale intervento. Insomma, troppo frequente è il caso in cui la sentenza è resa senza aver letto – meglio, studiato – le carte. Ecco allora che, con una buona dose di coraggio intellettuale e morale, l’autore non teme di «sporcarsi le mani» – absit iniuria verbis – inoltrandosi in partibus infidelium, con una indagine (solo apparentemente) valuefree sulla Massoneria. Egli fa parlare direttamente gli interessati, mettendo a disposizione materiale di prima mano per conoscere la «cosa», premessa indispensabile per provare a capirla, e così poterla «giudicare» (le virgolette sono d’obbligo, trattandosi non di rendere una sentenza, ma di formarsi un’opinione su di essa), per poi prendere eventualmente posizione nei suoi confronti – e questa è una modalità d’agire tutt’altro che minore – con la massima cognizione di causa possibile.
Nella foto Carlo Silvano con Elisa Barisan, autrice del volume "La custode e il guardiano" (Asolo, 29 novembre 2008)
Foto con Razia Joseph, da anni impegnata nella difesa dei diritti delle donne pakistane
In realtà, questo divieto, se pure praticato e praticabile, è conseguenza dell’idea – e la esprime compiutamente – secondo la quale tutte le religioni sarebbero uguali, in quanto nient’altro che frammento e rappresentazione simbolica di un’unica verità ed etica universali (5), che lungi dall’essere definite consistono nella ricerca da parte della ragione umana di una mediazione tra tutte le verità e le etiche storicamente credute e teorizzate, miticamente riferite alla Divinità. Così, si riduce il discorso al piano meramente razionalistico e naturalistico, e quindi inevitabilmente relativista, nel senso religioso, filosofico ed etico. Tanto appare evidente nelle risposte che concernono le questioni antropologiche per eccellenza – e perciò radicali –, che per i cattolici sono da affrontare tenendo fermi alcuni princìpi «non negoziabili»(6), che però non sono di verità rivelata, ma di verità naturale, conoscibili e comprensibili cioè da tutti – e perciò validi erga omnes – con il semplice lume della retta ragione, sebbene spesso questa post peccatum necessiti di essere purificata e sostenuta dalla fede (7). Si tratta delle questioni concernenti la nascita, la morte, la relazione tra i sessi, il matrimonio, la generazione e l’educazione della prole, la famiglia, il significato della persona e il valore della vita umana. Ebbene, in tema di aborto, di matrimonio e di adozione da parte di coppie omosessuali, le risposte sono sempre caratterizzate da quel «possibilismo» che confina al livello della coscienza e della pratica private la scelta, che perciò dev’essere permessa dalla legge positiva. Quest’atteggiamento può apparire persuasivo e suadente, tollerante e liberale, siccome neutrale. In realtà, è esso stesso un’opzione a favore di un ben preciso modello di libertà, che ha la propria scaturigine in una certa concezione dell’uomo, e che è in concorrenza con quello fondato sui princìpi del diritto naturale e dell’antropologia propria della nostra tradizione cristiana. Tale modello è certo seducente, perché sembra rispettare le convinzioni e le scelte di tutti. Se parliamo di aborto, per esempio – ma il discorso vale anche per le altre questioni –, oltre l’ipotesi pure tutt’altro che teorica, basti pensare alla Cina comunista, della coazione ad esso in casi specifici, si dice che la sua legalizzazione è rispettosa sia della scelta di chi voglia abortire, quanto di quella di chi non intenda farlo. Ora, al di là del fatto che essa non è però rispettosa del diritto alla vita dell’uomo concepito ma ancora non nato, sarebbe un po’ come dire che la libertà d’iniziativa economica, o quella di pensiero e di parola, ovvero quella religiosa, meritano di essere riconosciute e tutelate perché chi non vuole avvalersene può farlo…
Le libertà, invece, vanno giudicate nel merito, per il loro contenuto, non perché ottative. Il terzo massone intervistato, anche per la sua competenza scientifica, riconosce l’individualità umana del concepito. Cionondimeno non è disposto a trarne l’unica conseguenza logica: che è perciò, e solo perciò, titolare di una soggettività che lo mette al riparo da ogni atto lesivo intenzionale, a prescindere dai caratteri accidentali che ne connotino la condizione concreta. Il che comporta che non solo la morale individuale, ma neanche la legge civile – che non può avere altro scopo e fondamento che la tutela dell’uomo innocente senza eccezione alcuna – possono riconoscere alcuna libertà di sopprimerlo mediante l’aborto. E questo non per ragioni di fede, o confessionali, ma per ragioni di ragione, e quindi universali. E del resto, se la libertà di abortire fosse – come le altre prima evocate – giusta nel merito, sarebbe da considerare un diritto, ed allora davvero non si comprenderebbe il riconoscimento di un altro diritto, quello all’obiezione di coscienza, a chi non intenda cooperare ad esso: le due posizioni a stretto rigore non sono compossibili.
Dunque, le interviste sembrano confermare che il proprio della visione massonica è il «relativismo assoluto». Tale definizione sarebbe un ossimoro, come quello delle «convergenze parallele», se non ci muovessimo nell’ordine delle pure e astratte creazioni della mente umana, cioè delle ideologie, che riducono tutte le leggi, quella naturale come quelle della logica, a mera convenzione, ignorandone il profondo radicamento nell’essere. E l’ossimoro logico riflette la sostanza di questo atteggiamento, sicché, se si vivesse davvero integralmente secondo il canone relativista, neppure soltanto in due potrebbero avere termini comuni su cui convenire per il più elementare dei dialoghi (8). Ne segue che tale visione ormai viene proposta come risultato – come prassi selettiva, perché, come appena detto, integralmente è invivibile –, piuttosto che come premessa dogmatica, nel qual caso manifesterebbe immediatamente la propria contraddittorietà. Ed è per questo che la Massoneria contemporanea, come risulta anche dalle parole degli intervistati che sarebbe ingiusto sospettare di insincerità, non manifesta ostilità diretta nei confronti della Chiesa cattolica, non «complotta» più contro di essa, secondo la formula del canone 2335 del Codice di Diritto canonico del 1917 e del canone 1374 di quello del 1983, al massimo si lamenta per la permanenza di residui della passata egemonia, come la presenza del Crocifisso nei luoghi pubblici. Eppure, come ricorda Silvano nella sua conclusione, rimane la sentenza d’incompatibilità tra l’appartenenza alla Chiesa e alla Massoneria: l’ingresso in loggia per un cattolico rimane peccato e peccato grave e, aggiungo io, sanzionato con la scomunica. Perché? In effetti, la Massoneria odierna – certamente realtà diversa ad quella che era nei secoli scorsi, come diversi sono i secoli – non avrebbe più ragione di «complottare», come è certo che in passato abbia fatto, contro una Chiesa che non deve apparirle più un avversario così temibile lungo la strada della promozione di naturalismo e relativismo. Anche perché fin troppo spesso – al di là dell’esito d’ogni possibile inchiesta circa la loro iscrizione alla Massoneria – vescovi, sacerdoti e fedeli, semplici o dotti che siano, sembrano massoni ad honorem, tanto relativista e naturalista è il loro orizzonte dottrinale e operativo. Basti pensare alla questione sociale - che troppi leggono in termini economico-sindacali, e non nella sua globalità che comprende anche il destino soprannaturale dell’uomo -, così come a quella dell’inizio e del termine della vita, che viene affrontata con un certo grigiore che la dà vinta alla relatività delle opinioni sul punto (9). Ma è proprio nella prospettiva naturalistica e relativistica che la definisce, per la sua intrinseca diffusività e capacità di contagio, la ragione della condanna della Massoneria. Che è soprattutto una messa in guardia dal suo specifico, che, oltre le formali appartenenze, dà luogo al «“massonismo” come mentalità ispirata dalle dottrine e dalla pratica massoniche, introdotta in un contesto che ufficialmente e autoritativamente la rifiuta»(10). È questo il vero nemico da cui guardarsi oggi: se è da considerare esagerato ed esempio di falsa modestia dichiarare, come fa qualche massone, ridotta «a zero» l’influenza politica, economica, amministrativa e giudiziaria della Massoneria, va però detto che tale influenza è comunque molto più operante sul piano della mentalità. Lo conferma con una felice sintesi un documento ufficioso della Santa Sede:
Questo stravolgimento nella struttura fondamentale dell’atto di fede si compie, inoltre, per lo più, in modo morbido e senza essere avvertito: la salda adesione alla verità di Dio, rivelata nella Chiesa, diviene semplice appartenenza a un’istituzione, considerata come una forma espressiva particolare accanto ad altre forme espressive, più o meno altrettanto possibili e valide, dell’orientarsi dell’uomo all’eterno.
La tentazione di andare in questa direzione è oggi tanto più forte, in quanto essa corrisponde pienamente a certe convinzioni prevalenti nella mentalità contemporanea. L’opinione che la verità non possa essere conosciuta è caratteristica tipica della nostra epoca e, nello stesso tempo, elementoessenziale della sua crisi generale»(11).
Il lavoro di Carlo Silvano, dunque, è prezioso per chi voglia capire, per poter ben giudicare e decidere il meglio da fare. E lo è anche perché illustra l’umanità dei suoi interlocutori, che fortunatamente è molto meno massonica di quanto – mi permetto di osservare – essi pensino o vogliano. Infatti, non posso esimermi dal rilevare che c’è più buon senso in molte delle loro considerazioni che in di quelle di tanti cattolici «adulti».
Portici, novembre 2008
(2) Cfr. idem, “Cristiani e musulmani: costruire il dialogo partendo dai fatti di «Borgo Venezia» di
Treviso”, Edizioni del noce 2003.
(3) Cfr. Massimo Introvigne, “Il dramma dell’Europa senza Cristo. Il relativismo europeo nello scontro di civiltà”, ed. Sugarco 2006, p. 5.
(5) Una sorta di pretesa di surrogare l’universalismo cattolico e imperiale, ormai tramontati, come ebbe a dire Giordano Gamberini, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1961 al 1970, affermando che la Massoneria «si è organizzata per rispondere a quelle esigenze di universalità che il mondo occidentale si era visto mortificare con lo spegnimento dell’idea imperiale e col frantumamento della religione cristiana», «ossia, per offrire un’etica universale in luogo di quella perdutasi poiché era stata fondata su una fede universale di cui era venuta a mancare l’unità» [Claudio Schwarzenberg - Beatrice Bisogni, “La Massoneria oggi (intervista a Giordano Gamberini)”, ed. Celebes 1977, p. 30, cit. in Giovanni Cantoni, “La Massoneria nei documenti del Magistero della Chiesa cattolica”, in Cesnur (Centro Studi sulle Nuove Religioni), “Massoneria e religioni”, a cura di Massimo Introvigne, Elle Di Ci, Leumann 1994, pp. 133-161, p. 134].
(6) Cfr. per questa qualifica, tra i tanti documenti del Magistero pontificio, Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al convegno promosso dal Partito Popolare Europeo del 30 marzo 2006,
facilmente reperibile in
documents/hf_ben-xvi_spe_20060330_euparliamentarians_it.html.
(7) Cfr. Benedetto XVI, Lettera enciclica “Deus caritas est” del 25-12-2005, in particolare n. 28.
politicamente corretto e sugli stilemi luogocomunisti, pacifisti, buonisti e pauperisti de “La Repubblica” o dei talk show di sinistra. Non si tratta più neppure della vulgata progressista, che avrebbe persino una sua dignità, per quanto discutibile, ma di una sciatteria di pensiero e di parola che sembra soprattutto intenta a evitare grane e impopolarità, e affetta da un certo complesso d’inferiorità nei confronti del mondo. È un’accidiosa – e scandalosa – disobbedienza al Papa, che con grande chiarezza ha indicato non solo le priorità, ma i temi che sono davvero dirimenti per un cattolico: il diritto alla vita (e prima che agli immigrati o alle vittime delle guerre, che sono «involontarie», è chiaro che egli pensa all’aborto, alla selezione e manipolazione eugenetica degli embrioni concepiti in vitro e all’eutanasia), la famiglia fondata sul matrimonio indissolubile tra un maschio e una femmina, e il diritto ad educare i propri figli. E mi fermo qui per carità di Chiesa.
(11) “Inconciliabilità fra fede cristiana e massoneria. Riflessioni a un anno dalla Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede”, in “L’Osservatore Romano”, 23-2-1985, trascritto in “Cristianità”, organo ufficiale di Alleanza Cattolica, anno XIII, n. 119-120, marzoaprile 1985, pp. 11-12 (p. 12).
giovedì 6 novembre 2008
Per i massoni è possibile una moschea a Treviso?
mercoledì 15 ottobre 2008
La nascita della "Primavera"
Il 21 marzo 2001 si svolse una riunione nel corso della quale i fondatori della loggia “Primavera”, con apposita richiesta, palesarono al Grande Oriente d'Italia la volontà di istituire una nuova officina a Treviso. Tre mesi dopo, il 21 giugno, con decreto n. 159/Gr, il Grande Oriente d'Italia emise la bolla di fondazione della loggia “Primavera”, che ne sancì formalmente la nascita. La prima data, dunque, rappresenta l'espressione di una volontà, la seconda, invece, la realizzazione della medesima sul piano del Diritto massonico.
giovedì 9 ottobre 2008
I figli della Vedova
NOTA INTRODUTTIVA
A Treviso e provincia sono presenti diverse logge massoniche affiliate al Grande Oriente d’Italia (1), alla Gran Loggia d’Italia Obbedienza di Piazza del Gesù - Palazzo Vitelleschi (2) e alla Gran Loggia Regolare d’Italia (3). Partendo dal presupposto che in Italia la Massoneria (4) più rappresentativa - intesa come numero di aderenti - è quella del Grande Oriente d’Italia, in questo volumetto ho voluto focalizzare l’attenzione solo su una loggia ad essa affiliata, la “Primavera”, istituita nel 2001 attraverso una “gemmazione” dalla loggia “Paolo Sarpi” (5), intervistando i maestri che si sono succeduti dall’anno della fondazione ad oggi.
Primo maestro venerabile della loggia “Primavera” è stato il notaio Paolo Valvo (6) che, in più occasioni, ha dichiarato pubblicamente la propria appartenenza ai liberi muratori; alla guida della loggia “Primavera” gli sono succeduti altri due maestri venerabili, i quali, pur ricevendomi e rispondendo a tutte le domande che ho posto loro, hanno però preferito non rendere pubbliche le proprie generalità: nel corso dei colloqui è emerso che la loro richiesta di mantenere la riservatezza circa la propria identità personale, non è da addebitare al desiderio di restare nell’ombra o ad altro del genere, ma soltanto alla preoccupazione di non esporre i propri congiunti ai pregiudizi che in Italia, e in particolare a Treviso, circolano sui massoni, soprattutto dopo quanto è accaduto con lo scandalo della famigerata P2 di Licio Gelli. Si tratta, comunque, di un “anonimato” relativo, in quanto gli intervistati sono identificabili da chi conosce la Massoneria locale.
Il mio interesse per i massoni, anche detti “figli della Vedova”, risale a quando facevo parte della F.U.C.I. (7): ebbi modo di assistere ad un convegno sulla Massoneria promosso nella città di Portici (Na) dal locale gruppo di “Alleanza Cattolica”, con la partecipazione del prof. Marco Tangheroni. Ma più che la storia e il percorso esoterico dei massoni, ciò che mi incuriosisce è conoscere ciò che essi pensano della società in cui vivono, delle persone con le quali si confrontano quotidianamente sul lavoro, nel tempo libero e nelle varie attività sociali, e quali siano i valori che orientano il loro stile di vita. Ho posto domande, allora, soprattutto su temi come l’aborto e la famiglia, sui pregi e limiti dei trevigiani, sulla concezione che i massoni hanno della Chiesa cattolica, sul mobbing - inteso come uno dei prezzi che i lavoratori trevigiani devono pagare per lo sviluppo economico della Marca -, e altre relative alla presenza dei musulmani, alla politica locale, alla Magistratura, al fenomeno della prostituzione, ecc. Pur parlando a titolo personale, maestro ed ex maestri venerabili della loggia “Primavera”, esponendo il proprio pensiero, offrono al lettore il clima valoriale che si può respirare in un’officina trevigiana del Grande Oriente d’Italia.
2. Fondata nel 1910, la Gran Loggia d’Italia è un’ordine iniziatico di uomini e donne. A Treviso le logge legate all’Obbedienza di Piazza del Gesù sono cinque: “Salomone”, “Delfi”, “Humanitas”, “Trecento” e “Sile”, con circa un centinaio di aderenti (di cui il 20% sono donne).
3. Anche la Gran Loggia Regolare d’Italia, Obbedienza fondata nel 1993, è presente a Treviso con una propria officina denominata “Keystone” (numero 110). Sono diciotto gli aderenti a questa loggia.
4. È importante sapere che “per evitare di confondersi nell’arcipelago di nomi e di sigle che costituisce oggi la Massoneria occorre anzitutto distinguere fra obbedienze e riti, due realtà che sono sovente confuse. Le obbedienze sono federazioni amministrative di logge o di gruppi nazionali di logge, che accettano la priorità di una loggia originaria o almeno accettano di sottoporsi a un certo coordinamento. I riti sono sistemi di gradi massonici, di cui prescrivono non solo le cerimonie ma anche le caratteristiche” (tratto dal sito http://www.cesnur.org/).
5. Si tratta dell’altra officina (indicata col numero 77) del Grande Oriente d’Italia operante a Treviso.
6. Il notaio Paolo Valvo ha ricoperto la carica di maestro venerabile durante il periodo di fondazione della loggia (2001) e nel triennio 2002-2004.

